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Silvia e Carloleone

Riceviamo e pubblichiamo con piacere la storia di allattamento di Silvia e Carloleone.

Il suo racconto ci testimonia il fatto che è possibile farcela, nonostante mille peripezie e le informazioni fuorvianti. La determinazione di Silvia, unita al sostegno degli operatori sanitari che l'hanno incoraggiata, le ha permesso di attraversare le difficoltà e di parlare, oggi, della sua esperienza di allattamento con soddisfazione. Grazie per questa testimonianza.

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WORLD BREAST FEEDING WEEK♥
Settimana mondiale dell'allattamento al seno

Quando sono rimasta incinta di Carloleone ero felicissima e non pensavo minimamente alla questione allattamento.. anzi, ho sempre pensato che probabilmente non avrei allattato al seno mio figlio.
Perché? Per mille mila motivi, dover tornare a lavoro, avere un minimo di indipendenza dal piccolo, la vergogna di farlo in pubblico etc etc.

Ho sempre detto, se mi viene il latte bene, altrimenti giù di biberon e passa la paura.

Poi è nato con taglio cesareo non di emergenza ma quasi, l'ho visto pochi secondi e poi ho dormito per due lunghe ore sotto controllo dei medici. Sono stata lontana da lui.. e pensavo di essermi giocata la chance del contatto e dello stimolo per il latte, ma poco mi importava. Lui stava bene, io pure.

Quando mi hanno riportato in camera, le infermiere mi hanno portato subito Carloleone e la prima cosa che ho chiesto loro è stata "lo posso attaccare?"
Vedi l'istinto materno!:)

Da quel momento, sempre col massimo della serenità quando piangeva lo attaccavo. Si, i capezzoli bruciavano, ma ho seguito la mia ostetrica e ho comprato i copri capezzoli di argento e così è passato tutto nel giro di pochissimo. 
In terza giornata il latte è arrivato.

Carloleone quando è nato era molto piccolo 2.745 kg, il pediatra ha monitorato la sua crescita nei mesi successivi e non ci ha mai dato l'aggiunta di latte formulato.

A 20 giorni dal parto mi sono rotta una gamba, ingessata, poi operata, sedata, etc 
Il latte è rimasto nonostante lo spavento, nonostante me lo sia tirata tutta la notte per ripurirlo dalla sedazione.

Ho fatto allattamento esclusivo fino al sesto mese circa, ho iniziato poi l'autosvezzamento. Carloleone ha deciso da solo quanto latte e quanta pappa fare.

Non mi fraintendete, non sono una fanatica dell'allattamento al seno. Ma quando c'è approfittatene, è l'alimento migliore che possa esserci in natura, è gratis e sempre alla temperatura giusta Sono stata molto fortunata ma mi sono anche sacrificata molto. Ho ritardato il rientro al lavoro, ho passato nottate insonni, sacrificato serate in cui poteva essere lasciato alla nonna.. eppure ce l'ho fatta.

Vi auguro la mia stessa fortuna <3

Finché c'è "tigna" c'è speranza

(Nell'intercalare umbro, "avere tigna" sta a significare non darsi per vinti, avere un'ostinata determinazione. Il titolo scelto dalla protagonista di questa storia, è quanto mai rappresentativo dei fatti!)

Nella domenica della Settimana Mondiale dell'Allattamento (SAM) 2016, mamma Monica ci regala il racconto dell'esperienza dei suoi allattamenti. Come in tutte le cose significative della vita, anche l'allattamento può presentare delle sfide; nel caso di Monica, di sfide ce ne sono state, eccome! Quì leggerete di paracapezzoli, dolori, frenulo corto, alimentazione con bicchierino, massaggi alla lingua e altro ancora. Nonostante questo, Monica ha saputo trasformare dubbi e difficoltà in due straordinarie vittorie.

 Ringrazio Monica e i suoi due bimbi perchè le sue parole potranno essere di sostegno ad altre mamme  che potranno ritrovarsi in alcune situazioni, perché in questo percorso, ricco di emozioni,  sappiano che, un passo alla volta, si può camminare.

E a Monica i nostri complimenti per come ha volato sopra gli ostacoli per poi diventare attiva sostenitrice dell'allattamento, da mamma peer counsellor.

Buona felice prosecuzione di allattamento!

Quando mi hai chiesto di scrivere del mio allattamento, ho subito pensato "Di quale, del primo o del secondo?" poi in effetti, pensandoci bene , il mio allattamento è uno, e vede protagonisti entrambi i miei cuccioli e dura ormai tre anni e mezzo.

Quando aspettavo Gioele la mia unica e grande preoccupazione è sempre stata quella di non riuscire ad allattarlo, memore dei racconti di tante donne, compresa mia madre, che come per magia non hanno avuto latte. Ho sempre avuto un seno ingombrante e l’ho sempre visto come un impedimento in tutto e non capivo perché in questo avrebbe dovuto invece essermi alleato. Durante la gravidanza le mie uniche domande al corso preparto (lo specifico era un corso privato) erano rivolte a capire come gestire i capezzoli introflessi, come capire se il bimbo stesse attaccandosi in maniera corretta, se avesse a disposizione latte a sufficienza…domande che non hanno mai trovato altra risposta se non quella "Tesoro, quando si presenterà il problema lo affronteremo!" . La nascita è arrivata, Gioele me lo hanno messo in braccio e io non sapevo cosa farci… tutta 'sta roba un bimbo così piccino come fa a gestirla?!?! Puntuale come un orologio svizzero si è presentato "il problema da affrontare" , lui che si attaccava a fatica, io che piangevo ad ogni poppata per il dolore tremendo che sentivo e le "splendide" signore del reparto che mi hanno consigliato il paracapezzoli. Io felice come una bambina a natale chiamo mio marito e lo spedisco a comprare paracapezzoli e ciuccio così da essere super armata contro il nemico. Mi dimettono dopo 2 gg dal parto perché stiamo benone (lui che ciucciava col paracapezzoli e io col seno mangiato che rabbrividivo all’idea della poppata che si avvicinava)ma prima di andare a casa mi fermo in una farmacia a prendere latte formulato su consiglio di qualcuno più informato di me così da avere un po’ di respiro col dolore…

L’indomani mattina mi svegliai con seno turgido e dolorante senza sapere cosa avessi (ah quella strana cosa chiamata montata!!! :D) e il piccolo si agitava tantissimo così subito mille paranoie che si sommavano alle altre "non ho latte" "ne ho poco" "non son capace" "il bimbo sta male" ecc…

La mia situazione è andata avanti così per il primi tre mesi finquando non ho avuto la fortuna di essere consigliata da un’amica a contattare chi nel giro di tre ore a casa è riuscita a farmi capire come attaccare Gioele senza quel maledettissimo pezzo di plastica… da lì quel 27 maggio 2013 la mia storia di allattamento ha inizio perché è da lì che ho iniziato a godere di questo meraviglioso regalo che la natura ci ha fatto….

Circa un anno e mezzo più tardi scopro di avere una sorpresa nella mia pancia e mentre Gioele se la godeva con la sua amata tetta Leo nuotava nel mio ventre… hanno condiviso la loro mamma in questo miscuglio fantastico di coccole per i primi 5 mesi di gravidanza dopo di che Gioele con tutto il mio più grande stupore nel giro di una settimana, a 22 mesi, mi dice "Mamma, quetto latte no piace pù.Batta io sono grande, adesso lo lascio a Leo".

E così ha inizio dopo pochi mesi l’esperienza con Leonardo… dopo due secondi che ce lo avevo in braccio ha subito cercato il seno e appena attaccato ho subito capito che c’era qualcosa che non andava ma stavolta ho giocato d’anticipo venendo subito a cercarti per capire cosa stessi sbagliando… al primo incontro abbiamo capito che era la sua lingua ad essere il problema stavolta "frenulo corto posteriore"… che fortuna!!!Due su due mica è da tutti riuscire a fare amplein con un avvio allattamento disastroso!!! Ho passato i primi 20 giorni tra spremitura, tiralatte, siringa per somministrarlo, finger feder, bicchierini, tazzine, massaggini alla bocca, massaggini alla linguetta, tette al vento , vasospasmo, paracapezzoli (stavolta con cognizione di causa) insomma mi mancava il demone DAS e poi forse le avevo provate tutte… tutti che mi dicevano ma chi te lo fa fare? Ma che senso ha soffrire così? E io che ho proseguito per la mia strada fino ad arrivare a Spoleto per far tagliare il frenulo… mi son detta è fatta! Ormai me la godo visto che il problema è risolto e invece no Monica devi continuare a stare in allerta!!! Ma c’è solo il 2% della probabilità che il frenulo si possa cicatrizzare nel punto dell’incisione dai non disperare il 2% è davvero pochissimo … ehm devo aggiungere altro?!? Seconda incisione a distanza di 2 settimane dalla prima perché io il 2% me lo son portata a casa….

Risolta questa matassa però il grande ha iniziato a chiedermi se avevo più" la bua al seno", se il latte lo poteva assaggiare anche lui quello dei piccoli e dai primi di giugno dello scorso anno si son divisi di nuovo per alcuni mesi la loro mamma….

Ora hanno 3 anni e mezzo e 1 anno e mezzo il grande non cerca più il latte dei piccoli ma il piccolo adora stare tra le braccia di mamma a godersi la sua amata tetta…. Io sono diventata peer grazie a te; sono la mamma più felice del mondo perché li vedo forti, sereni,vivaci, bisognosi di contatto e so che tutto quello che ho passato lo rifarei altre 1000 volte perché tutto quel che vedo è il compenso più appagante che potessi riceve in cambio.

Tutto questo grazie al nostro angelo custode che mai ammetterà di aver fatto chissaché ma che ci ha permesso di vivere l’esperienza più bella di questo mondo.

Grazie.

Monica.

Paracapezzolo, come me ne sono liberata!

Ricevo e pubblico volentieri la storia di Gianna, una mamma che mi ha contattata tramite il blog dove aveva letto l'articolo sui rischi del paracapezzolo e che desiderava condividere con lettrici e lettori una modalità che è stata efficace nel suo caso per aiutare il suo bimbo a farne a meno nell'attacco. Grazie mamma Gianna

Subito dopo il parto, mio figlio viene messo sul mio petto, la sua pelle contro la mia, e lasciato in quella posizione a contatto con me per più di un'ora. Nel giro di appena mezz'ora, trova il seno e inizia a poppare ed io lo guardo sbalordita e commossa. Due giorni dopo mi ritrovo con la febbre molto alta a causa di un'infezione. Il pediatra dell'ospedale, per precauzione, mi impone di interrompere l'allattamento fino al responso degli esami per stabilire il tipo di infezione. Io mi oppongo, perché temo che il biberon possa interferire con un allattamento che, invece, ha l'aria di iniziare proprio bene. Ma la mia protesta non serve a nulla, anche perché sono stesa a letto con 40 di febbre. Così, per due giorni, mio figlio prende il biberon ed io mi tiro il latte per stimolare la montata. Una volta appurato che si tratta di una banale infezione urinaria, mi viene permesso nuovamente di allattare, ma lui non si attacca più, non ne è più capace. Il latte è tantissimo, ma lui si limita a leccare come un micetto quello che sgorga dal seno. Ne sono tristissima, mi dico che avrei dovuto essere più ferma e oppormi con più decisione, ma ormai è fatta. In ospedale, mi viene consigliato il paracapezzolo in silicone, che io, ingenuamente, accetto e inizio a usare. Lui si attacca  subito e così mangia e prende peso regolarmente. Dico ingenuamente, perché nessuno mi ha spiegato che in certi casi è molto, molto difficile liberarsene… Infatti non c'è verso, cerco su internet, le provo tutte, ma niente sembra funzionare. Sono frustrata perché, se provo a togliere il paracapezzolo , mio figlio si arrabbia e rifiuta il seno. Questa ricerca mi rende sempre più consapevole, pero' del fatto che non sono l'unica ad avere questo problema. Nessuno mi prende veramente sul serio quando chiedo aiuto a ostetriche o puericultrici o anche quando ne parlo con le amiche. Vado persino ad un riunione della Leche League, per sentirmi dire che devo crederci e insieme ce la faremo. Insomma, incoraggiamenti, ma nessuna soluzione e intanto i mesi passano ed io sono sempre lì con quel coso di silicone appresso perché se lo dimentico è una tragedia! E poi un giorno, dopo 3 mesi di tentativi vani, una santa ostetrica, non solo mi prende s

Leggi tutto: Paracapezzolo, come me ne sono liberata!

Beata un par de ciufoli! Storia di un allattamento estremo

Ricevo e pubblico la storia di mamma Valentina, una mamma che ha conciliato con grande determinazione l'allattamento col suo lavoro. Valentina è un'artista fantastica e piena di energie, professionale, sempre sorridente e dalla positività contagiosa.

Quì le sue esperienze con latte, viaggi, poppate, tiralatte, porte che non si chiudono.

Grazie Valentina!

Prossimamente anche la parte n.2

La cosa che più spesso mi sono sentita dire quando dicevo che allattavo al seno è “BEATA te!!” e poi tutta una serie di motivi per cui l’interlocutrice non era stata così fortunata.

Ho sempre voluto che la maternità fosse un’ arricchimento e non un motivo per rinunciare a me stessa e quando è nata mia figlia mi sono quindi promessa che avrei continuato a cantare e viaggiare dopo la nascita della bambina esattamente come facevo prima…portandola con me quando possibile o lasciandola nelle mani del babbo o dei nonni negli altri casi…

MA….

 Volevo fortemente che la  bambina  non fosse privata della possibilità di  crescere con il mio latte per questo motivo, né che il mio allontanarmi da lei per periodi più o meno lunghi facesse diminuire o cessare la produzione e così…mi sono ingegnata…!

Ho fatto il primo viaggio fuori senza di lei quando aveva 4 mesi …iniziando settimane prima a tirare e mettere da parte una quantità di latte che fosse sufficiente a coprire il suo fabbisogno per la settimana in cui sarei stata assente. E da quel momento in poi è iniziata un’epopea !! J In questi anni mi sono tirata il latte nei posti più impensabili: camerini di teatro, sale prova, auto in corsa (davanti alla persona che guidava :-P), conservatori, alberghi, bagni pubblici di ogni ordine e “de-grado” (compreso quello di un’autogrill stando in piedi su una gamba sola perché con l’altra dovevo reggere la porta che non si chiudeva!!) . Ho fatto centinaia e centinaia di kilometri partendo con le borse frigorifero vuote e uno stock interminabile di ghiaccioli e bottigliette per tornare ogni volta con il prezioso carico congelato sul sedile del passeggero con l’aria condizionata “appalla” puntata sulle borse per evitare che andasse tutto a male…. Hanno contribuito a congelare per me bar e ristoranti di Torino, Aosta, Bari, Cosenza…che dapprima mi guardavano un po’ stupiti e poi si scioglievano in un sorriso ed erano ben felici di contribuire alla causa! Partivo lasciando il congelatore pieno….tornavo e lo trovavo vuoto, ma ne avevo con me abbastanza per riempirlo di nuovo. Andavo fuori per studio o per lavoro, e durante le pause pranzo o i break di metà mattina o pomeriggio, io sparivo da qualche parte…tiravo, imbottigliavo, chiudevo, congelavo…e la notte mi svegliavo almeno una volta perché quello è l’orario migliore, si sa, per stimolare la produzione di latte! J L’ho fatto con una gioia, un’ amore, e la sensazione di essere veramente benedetta che niente altro nella vita mi aveva dato mai, ma anche con tanta forza di volontà, impegno, rinunciando a qualcos’altro e soprattutto per SCELTA. Perciò….quando qualcuna mi dice… “BEATA te… !! io poi sono dovuta tornare a lavorare..e il latte è andato via.…” Cercando in me appoggio e commiserazione… io respiro molto a fondo, conto fino a 10…e taccio…sfoderando il mio miglior sorrisetto di circostanza…perché se dovessi parlare direi ciò che penso e ciò che penso di solito non piace…

Io penso che l’allattamento sia una SCELTA, come i milioni di altre scelte che ogni donna e ogni mamma si troverà a fare nel corso della propria vita, che come ogni  scelta comporti la RINUNCIA a qualcosa per avere qualcos’altro, e richieda IMPEGNO, COSTANZA, SACRIFICIO e FATICA quando serve…. E soprattutto il CORAGGIO di difendere e portare avanti le proprie scelte, perché se le abbiamo fatte sono quelle e solo quelle le uniche possibili per noi….  Se scegliamo di allattare dobbiamo mettere in atto tutto ciò che serve per poterlo fare, costi quel che costi, e se invece scegliamo di non allattare o di smettere di farlo dobbiamo farlo senza bisogno di trovare giustificazioni o cercare l’altrui commiserazione… Scegliere una cosa piuttosto che l’altra non ci rende madri migliori o peggiori, ma avere il coraggio della nostre scelte e difenderle senza nasconderci dietro un dito SI, perché è questo poi, latte o non latte, il lascito più grande che diamo ai nostri figli.

Però…conto fino a dieci, sorrido e taccio…perché so che le mie parole potrebbero ferire e non servirebbe a niente, ma me ne vado sempre un po’ più triste pensando a come sarebbe stata quella storia di latte se solo quella mamma  (che “aveva pochissimo latte ho dovuto dare l’aggiunta…il bimbo non si attaccava/ non cresceva…/ io non ce lo avevo…”) avesse trovato, o CERCATO, le persone giuste.. se non si fosse arresa…se si fosse data un’altra possibilità…  E ogni volta che qualcuno che conosco aspetta un bambino invece di farle gli auguri le dico : “mi raccomando…se hai qualunque dubbio o problema con l’allattamento chiamami subito….vedrò cosa posso fare o ti presenterò le persone giuste…” e a te, Tiziana, dovrebbero fischiare assai le orecchie! <3

PS: Se vedete una mamma che allatta non le dite" beata ", ditele " brava"!

Storie di mamme...

allattamentoQuesto blog non è solo il mio blog, quello di Tiziana, ma il blog di tutte voi che ogni giorni mi seguite, cercate consigli e crescete con me. Le vostre storie, le esperienze fatte in questo cammino insieme,  sono quei piccoli ma grandi successi che mi fanno amare il mio lavoro. Ho deciso di aprire una sezione dedicata alle storie delle mamme. Non dovete fare altro che  cliccare sul pulsante "Invia la tua storia" (nella home del sito o qui sotto) per inviarmi una email con il vostro racconto che sarà pubblicato nell'apposita sezione. Grazie a tutte.
Tiziana.

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