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Corso di formazione in allattamento al seno per peer counsellors a Modena, 22-24 Maggio 2015

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L’Associazione Spazio Nascita organizza il Corso di formazione in allattamento al seno rivolto a mamme che desiderano mettersi a disposizione di altre mamme (peer counsellors) per sostenere, promuovere e proteggere l’allattamento in ogni suo aspetto.
Per informazioni, iscrizione e programma contattare l’Associazione cliccando QUì.
Vi aspettiamo!

Allattare è un diritto e non un privilegio, ditelo ai vostri datori di lavoro!

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In occasione della presentazione di Lavoro&Allatto a Faenza, 8 Novembre 2014 a cura del GAAF, ecco un’ intervista a cura di Silvia Manzani su Romagnamamma.it

Corso di formazione allattamento al seno rivolto a peer counsellors. Faenza, novembre 2014

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Nuovo appuntamento per il 2014 rivolto ad aspiranti Peer counsellors che desiderano approfondire le tematiche del sostegno, protezione e e promozione dell’allattamento al seno.

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Allattamento e babywearing

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Foto di Amedeo Cavani

(Questo articolo è pubblicato contemporaneamente sul blog A fior di pelle)

Portare e allattare sono due parole che si richiamano l’una con l’altra. Il contatto tra mamma e bebè favorisce l’allattamento al seno e la prossimità permessa dalla fasciaaiuta a comprendere e soddisfare prontamente la richiesta del bambino di attaccarsi al seno. Spesso le neo mamme, senza saper bene cos’è e a cosa serve una fascia, ne cercano “una per allattare”, magari su indicazione dell’ostetrica, e alcuni supporti portabebè sono pubblicizzati come “adatti ad allattare con discrezione”.

Le scuole del portare, più che promuovere l’allattamento in fascia, le considerano due pratiche complementari e forniscono suggerimenti posturali e tecnici, ma anche legati al benessere emotivo di mamma e bebè. E poiché il portare è una pratica di accudimento che solo da poco tempo riscopriamo e reinventiamo nelle società “avanzate”, mentre l’allattamento ha certo meno segreti di un tempo per la scienza, ma ironicamente ne ha molti di più per le madri di oggi rispetto a quelle di sessant’anni fa, ci facciamo varie domande a proposito dell’uso della fascia per allattare. Per esempio: posso allattare in fascia? Che supporti, posizioni, legature posso usare? C’è qualche legatura che può dar fastidio al seno? E se il bimbo dorme “troppo”?

Poiché non si trovano facilmente informazioni specifiche sul tema, come operatrici abbiamo cominciato a interrogarci e provare a dare qualche risposta. Su molti aspetti è la scienza a fornirci indicazioni chiare, mentre per altri ci limitiamo, in questo articolo, a proporre qualche spunto di riflessione che sarebbe interessante approfondire magari in seguito.

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Rayner Garner e sua moglie                                 
(fonte: Mariposa Ring Slings and Designs)

Nel 1981 alle Hawaii Rayner Garner cercava qualcosa di comodo che sua moglie potesse usare per portare e allattare la loro bambina: fu così che ideò il design della prima ring sling, la fascia ad anelli che si indossa a tracolla, con il bambino sistemato davanti al corpo materno in posizione “a culla”, o seduto sul fianco. La fascia fu commercializzata dal pediatra William Sears (il guru dell’attachment parenting e anche padre, a quanto sembra, del termine babywearing) e resa celebre, a partire da sua moglie Martha che era un’attivista della Leche League, da quella e altre associazioni e operatori di promozione dell’allattamento al seno. L’idea era di aiutare le madri ad allattare a richiesta, frequentemente e con discrezione, senza forzarle all’immobilismo e sfruttando al tempo stesso i benefici del contatto.
Il contatto pelle-a-pelle con la madre, infatti, è un’aspettativa biologica del neonato. Nell’abbraccio materno, il neonato può trovare l’habitat ideale per favorire un buon adattamento alla vita extrauterina, mantenere un’adeguata temperatura corporea, ritrovare suoni, odori, movimenti familiari e funzionali al suo sviluppo:

  • Calma il bambino irrequieto e che piange con frequenza
  • Stimola il neonato sonnolento o che fa poche poppate
  • Può fare la differenza quando il bambino, per un qualsiasi motivo, rifiuta il seno o ha difficoltà nella poppata
  • Aiuta ad aumentare la produzione di latte e stimola il riflesso ossitocinico
  • Diminuisce stress e ansia di mamma e bambino perché mette in circolo gli ormoni del rilassamento e del benessere, come l’ossitocina
  • E’ analgesico contro il dolore in caso di procedure diagnostiche o terapeutiche invasive

Ma per beneficiare del contatto per l’allattamento è necessario portare mentre si allatta? In pratica, allattare in fascia può non essere particolarmente comodo né per la madre né per il bebè, e d’altro canto i benefici del portare vanno al di là dell’allattamento. Essere portato – coi suoi effetti di sviluppo e maturazione del sistema vestibolare, neurovegetativo, psicomotorio e coi suoi benefici relazionali e sociali – è a sua volta un’aspettativa biologica del neonato, poiché è una pratica che completa l’esogestazione, ovvero il periodo in cui il cucciolo d’uomo vive in una condizione fisiologica di immaturità e dipendenza e per crescere e svilupparsi ha bisogno di stare in prossimità fisica con sua madre. Il bambino vuole essere portato (Ein Baby will getragen sein) è il titolo del libro di Evelyn Kirkilionis, una delle studiose che in questi anni più hanno contribuito alla diffusione del babywearing.

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Erika Hoffmann e sua figlia Tina                   
(fonte: 
Richtigtragen.de)

Così il portare si è sviluppato, nel solco del percorso avviato in Europa nel 1971 da Erika Hoffmann, fondatrice di Didymos e inventrice della fascia lunga (wrap sling), con l’obiettivo di essere una modalità ergonomica e confortevole per il bambino e per la mamma.

ASPETTI ERGONOMICI

10743281 1480090565598256 2074481465 n 280x300Posizione NON raccomandata

Per allattare è importante che la madre assuma una posizione comoda e rilassata, senza tensioni, e che il bebè sia ugualmente rilassato, e al tempo stesso sostenuto in modo appropriato, con orecchio, spalla e fianco in asse. Riprodurre in una fascia ad anelli una posizione che consenta al bebè di attaccarsi comodamente e al tempo stesso sia ergonomica può non essere semplice e anche la mamma rischierà di affaticare la schiena e mal sollecitare la propria postura, dal momento che per consentire al bebè di allattare si dovrà lasciare la legatura lenta e il bebè poco sostenuto, mentre è raccomandato di legare i supporti in modo che il corpo del bebè aderisca il più possibile a quello del portatore.
Ancor più difficoltà possono trovare donne col seno molto grande o con neonati piccoli di peso e/o ipotonici.
Quando si allatta in una ring sling del modello a coda chiusa con bordo imbottito, si aggiungono problemi legati alle caratteristiche del supporto: far scorrere il tessuto negli anelli (troppo piccoli e spesso di materiale poco adatti, come plastica o legno) in modo da tirarlo adeguatamente non è agevole a causa dell’imbottitura, e spesso il tessuto non è specifico per il babywearing mancando l’effetto di elasticità in diagonale (Qui è possibile conoscere le caratteristiche di un buon supporto e dei tessuti specifici per portare).

La posizione a culla in sé, in qualsiasi tipo di supporto, è controversa. Dal punto di vista ergonomico è fondamentale che il torace non sia compresso lateralmente verso lo sterno, mentre nella posizione a culla la zona lombare viene lasciata curva e carica di peso. Al contrario, nella posizione fisiologica “a M” (pancia a pancia, in verticale, con le ginocchia più in alto del bacino e la zona lombare che forma una C), i neonati hanno il bacino e la zona sacrale sostenuta, le anche libere, la colonna sostenuta al centro. Il peso è sostenuto dalle gambe e dai glutei, non dall’inguine o dalla zona lombare, che sono al contrario le zone più delicate e da preservare. L’apertura delle anche permette l’apertura della zona toracica e delle spalle, in maniera da essere di ausilio alla respirazione.

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Anche per la mamma, previo il lavoro sul pavimento pelvico che è fondamentale nel post parto per il suo recupero posturale, allattare in fascia con il neonato pancia a pancia sul davanti può essere di aiuto, dato che le evita posizioni strane. Per esempio nella fascia in tessuto (“rigida”), con la legatura X semplice (FCC – Front Cross Carry), variante allattamento, dove il bebè è seduto nell’incrocio di due lembi di fascia allentati appositamente perché arrivi a prendere il seno.

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Naturalmente è importante allattare in fascia solo se si ha già dimestichezza con la pratica dell’allattamento, difficilmente si userà questo sistema per tutte le poppate ed è bene utilizzare legatura e posizione da allattamento limitandosi al tempo della poppata stessa: in quel caso una fascia e/o una legatura anche meno ergonomiche possono aiutare la mamma da seduta o da in piedi nella gestione del peso del neonato, a patto che la madre partecipi attivamente con mani e braccia nel sostenere la colonna del bambino.

E’ comunque importante sottolineare che nel dopo parto e per tutto il periodo del puerperio la madre e il bambino hanno diritto di concedersi il tempo e la tranquillità necessari per avviare l’allattamento. Vale la pena dedicare alle poppate dunque uno spazio e un momento speciali, evitando di ricorrere alla fascia per allattare se ciò diventa fonte di stress.
Se una donna ha necessità di estrarre il proprio latte, oppure nel caso in cui debba ricorrere ad ausili per l’allattamento, portare in fascia avendo le mani libere può aiutarla a gestire meglio tiralatte, contenitori e dispositivi vari.

PORTARE, ALLATTAMENTO E SONNO

Uno dei benefici del portare è che i bambini in fascia, a contatto con la mamma, dormono più a lungo, ed è uno dei motivi per cui sono generalmente più sereni. Una domanda frequente è se questo possa costituire un problema, nella fase dell’avvio dell’allattamento, in caso di neonati molto sonnolenti, che, per prematurità, per problemi di natura patologica oppure a causa di difficoltà a nutrirsi, devono essere svegliati e stimolati per allattare; oppure nel caso di neonati che, pur non mostrando particolari problemi, tendono per indole a dormire a lungo.

La questione non è semplice né univoca e non sembra essere stato indagata in modo specifico, per cui ci limiteremo a proporre degli spunti di riflessione.

Quel che sappiamo con certezza è che nel momento dell’avvio della piena produzione di latte, praticare il contatto pelle a pelle è un’ottima strategia per svegliare il neonato sonnolento o per stimolare una suzione adeguata. Questo perché il contatto pelle a pelle, in quella posizione e in quel luogo – ovvero completamente a contatto, pancia contro pancia (non a culla) – stimola la produzione di prolattina che aiuta la produzione di latte e, allo stesso tempo, stimola riflessi e istinti innati del bambino. Lo skin to skin contact è adoperato per la canguro-terapia (kangaroo mother care) con bimbi prematuri e/o nati con cesareo (anche a termine) ed è appunto raccomandato per avviare e sostenere l’allattamento.
Nella pratica delle mamme che portano è stato tuttavia osservato e riportato che, specialmente nelle prime settimane, un bebè che dorme in fascia a lungo e beato potrebbe decidere di posticipare il pasto, svegliandosi magari solo parzialmente e manifestando l’appetito attraverso i ben noti “segnali precoci”, per poi riaddormentarsi subito se non viene allattato. Poiché sappiamo che anche indossando i vestiti il contatto produce i medesimi effetti del pelle-a-pelle, sebbene certamente attutiti, possiamo soltanto ipotizzare – non esistendo studi a riguardo – che il calore prodotto dal tessuto induca i bambini a dormire più a lungo di quanto non farebbero nel pelle-a-pelle, dove lo scambio termico tra mamma e bebè produce una termoregolazione perfetta e la sincronia dei sistemi di mamma e bambino.
E’ importante, a che la mamma conosca e riconosca i segnali precoci di fame, che il bebè produce quando richiede di essere allattato:

  • movimento di suzione prodotto con le labbra
  • il bambino inizia a cercare il seno girando la testa da una parte e dall’altra
  • il bambino inizia a succhiarsi il dito o la mano o il polso
  • Versi, agitazione e segnali di fastidio.

Quando si presentano questi segnali, anche se il bebè continua o ricomincia a dormire, è importante estrarlo dalla fascia e offrirgli il seno.

LEGATURE E INGORGHI

Durante qualsiasi momento dell’allattamento possono verificarsi ingorghi o ostruzioni di dottiLa pressione esercitata dalla fascia può causarli o peggiorarli?
Può essere utile per prima cosa chiarire il meccanismo di produzione del latte.
Dopo l’arrivo della montata lattea, il seno ha bisogno di qualche tempo per poter trovare un equilibrio tra la produzione di latte e la richiesta del bambino. All’inizio la produzione di latte è molto alta (per sfatare qualche mito sulla mancanza di latte!), a meno che non si siano verificate interferenze all’inizio (allattamento a orario/limitazione delle poppate/attacco scorretto ecc.) ma poi tende ad attestarsi sui ritmi e i bisogni del bambino, con grande capacità di riadattamento nei momenti degli scatti di crescita. Solo in alcuni casi poco frequenti questa produzione continua a essere molto abbondante e la madre deve trovare delle strategie per affrontare lo zampillare copioso del latte durante la poppata e anche fra le poppate stesse.
In tutti gli altri casi, la maggior parte delle mamme nota che trascorse le prime 4-6 settimane, non è più necessario munirsi di coppette raccoglilatte o assorbilatte per gestire le fuoriuscite tra una poppata e l’altra.

La mammella non è un contenitore ma, piuttosto, una formidabile centrale di produzione che si attiva e funziona quanto più e meglio viene “utilizzata”. La maggior parte del latte che il bambino succhia si produce ogni volta che si attacca al seno mentre una minima parte è prodotta tra una poppata e l’altra, per effetto dell’attivazione degli ormoni, ossitocina e prolattina, che continuano a lavorare anche dopo che la poppata è terminata.
In modo particolare la prolattina che entra in circolo dopo l’inizio della poppata e fa in modo che il latte sia disponibile anche per la poppata successiva. L’ossitocina e il suo riflesso, invece, possono attivarsi indipendentemente dalla poppata, per esempio con il contatto col bambino, guardandolo, annusandolo o semplicemente pensandolo quando non c’è; altri modi che attivano questo riflesso sono sentire il pianto del proprio bambino o di altri, la voce, il tocco, il massaggio, il calore umido o secco e, più in generale, tutte le situazioni in cui si provano benessere e relax.
Questo latte, prodotto tra una poppata e l’altra dunque, è conservato negli alveoli (le centrali di produzione del latte) e anche lungo i dotti, in attesa di uscire. Se in questo periodo di calibrazione, ma anche dopo, qualcosa comprime in modo fastidioso i dotti o alcune zone in cui il tessuto ghiandolare del seno si concentra (per esempio la zona ascellare oppure quella anteriore del seno), può accadere che il dotto si ostruisca, ovvero si formi un coagulo di latte lungo il canale di scorrimento del latte che impedisce al latte di scendere e arrivare all’uscita. La zona circostante l’ostruzione inizia ad infiammarsi e ad arrossarsi fino a dolere.

E’ quindi molto importante scegliere delle legature adatte alla propria conformazione fisica e fare in modo che il tessuto del supporto sia adatto allo scopo, ben disteso e ben distribuito, per evitare compressioni in punti precisi.
In caso di dotti ostruiti si consigliano legature senza nodi sul seno, ma occorre soprattutto porre attenzione a che il peso e la stoffa siano uniformemente distribuiti. Occhio anche agli altri punti in cui passa la stoffa: tutte le legature per portare sulla schiena comportano una pressione sotto le ascelle perché c’è la bretella e alcune legature comportano pressione sul seno o sullo sterno.
Anche una legatura per portare davanti, se la stoffa non è adeguatamente stesa e passa segando eccessivamente nel cavo ascellare, potrebbe provocare infiammazioni o gonfiori sulla mammella compressa, specialmente nei primi tempi dell’allattamento, quando la produzione di latte deve adattarsi ancora alla richiesta del bambino. A volte anche la combinazione stoffa eccessivamente “ammassata” più seno di taglia grandepuò dare delle difficoltà. A maggior ragione è importante fasciare bene facendo in modo di distribuire uniformemente la stoffa perché non si verifichi pressione su punti precisi.
La tendenza all’ingorgo mammario, invece, è più legata al fatto che magari passano molte ore tra una poppata e l’altra, e questo può essere scambiato erroneamente con una conseguenza della fasciatura.

In conclusione, ricordiamo che non esistono legature corrette o controindicate in assoluto,  così come non esistono indicazioni valide per tutte le mamme e bambini riguardo alla gestione del portare in relazione all’allattamento e al sonno, ma contano sempre la sensibilità e le situazioni personali. La scelta spetta sempre alla madre in relazione al bambino e alla famiglia, e dietro ogni scelta materna c’è un mondo complesso e non riducibile a linee guida o statistiche: nel prossimo articolo proveremo a raccogliere suggerimenti pratici e storie di mamme, allattamento e fasce, e ad analizzare varie legature sia riguardo al benessere del seno, che alla possibilità di allattare in fascia. Alla prossima!

Tiziana Catanzani, consulente professionale in allattamento IBCLC, educatrice perinatale
Tullia Della Moglie, consulente del portare della Scuola del Portare®
Margherita Scarano, insegnante di yoga perinatale, operatrice shiatsu

BIBLIOGRAFIA

American Academy of Pediatrics, Increased carrying reduces infant crying: A randomized Controlled Trial, Pediatrics. 1986; 77(5).
A. Bergström, P. Okong, A.B. Ransjö-Arvidson, Immediate maternal thermal response to skin-to-skin care of newborn, Acta Paediatr. 2007 May;96(5):655-8.
M. Blois, Babywearing: The Benefits and Beauty of This Ancient Tradition, Pharmasoft Publishing, 2005.
S.D. Colson, J. Meek, J.M. Hawdon Optimal Positions triggering primitive neonatal reflexes stimulating breastfeeding, Early Human Development, Vol. 84 , Issue 7, Pages 441-49, 2008.
E. Fettweis, Hüftdysplasie. Sinnvolle Hilfen für Babyhüften, Trias Verlag, 2004.
E. Kirkilionis, Ein Baby will getragen sein, Kosel, 2002.
M. Klaus, Mother and infant: early emotional ties, Pediatrics. 1998; 102(5): 1244–46.
Ra. Lawrence, Rm Lawrence, Breastfeeding: A Guide for the Medical Profession, 7° ed., Elsevier Mosby, 2011.
M. Marín Gabriel, I. Llana Martín, A. López Escobar, E. Fernández Villalba, I. Romero Blanco, P. Touza Pol, Randomized controlled trial of early skin-to-skin contact: effects on the mother and the newborn, Acta Paediatr. 2010 Nov;99(11):1630-4. doi: 10.1111/j.1651-2227.2009.01597.x.
E.R. Moore, G.C. Anderson, N. Bergman, Early skin-to-skin contact for mothers and their healthy newborn infants, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2007.
J. Newman, The Importance of Skin to Skin Contact, in http://www.nbci.ca, 2009.
K. Wambach, J. Riordan, Breastfeeding and Human Lactation, 5° ed., Jones & Barlett Learning, 2015.

SITI DI RIFERIMENTO
www.biologicalnurturing.com
www.scuoladelportare.it
www.babywearingschool.com/babywearingsafety.htm
www.kangaroomothercare.com
www.thebabywearer.com

Si ringraziano per le foto in fascia Silvia Bersani e il piccolo Gioele.

 

Ciclo di incontri sull’allattamento in Farmacia: le date di settembre 2014

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Settembre, tempo di ricominciare le attività dopo la calma estiva. 
Ed eccoci puntuali anche noi al consueto appuntamento con il ciclo di quattro incontri sul tema dell’allattamento al seno presso la Farmacia Betti.
Gli incontri sono rivolti alle mamme e ai papà in attesa e anche alle neo mamme e si occupano di quello che è indispensabile sapere per iniziare bene e proseguire meglio. 
Gli orari sono strutturati in maniera tale che anche le madri lavoratrici abbiano l’occasione di informarsi già in gravidanza approfittando della pausa pranzo, senza richiedere permessi speciali.
Da quest’anno si è aggiunta una data in più ovvero un quarto appuntamento dedicato alla conciliazione dell’allattamento con il lavoro: parleremo di strategie per proseguire l’esperienza dell’allattamento senza impazzire. 
Prenotatevi: posti limitati!! 
E, per chi ha frequentato gli incontri, vi aspettiamo anche sul gruppo Facebook Allattare è straordinariamente normale, per rimanere in contatto e continuare a parlare degli argomenti che ci stanno a cuore. 

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI 
8 SETTEMBRE 2014 
lunedì
14,30-16,00
Produrre latte non è questione di fortuna! Tutto quello che c’è da sapere sull’allattamento: come è fatto il seno e come produce il latte.

12 SETTEMBRE 2014
venerdì
14,30-16.00
Le posizioni e l’attacco del bambino al seno: iniziare bene e proseguire meglio. Affrontare i primi giorni con il neonato.

15 SETTEMBRE 2014
lunedì
14,30-16,00
Affrontare le più comuni difficoltà che potrebbero presentarsi con l’allattamento senza farsi cogliere dal panico: ingorgo/ostruzione del dotto/mastite/ragadi.

17 SETTEMBRE 2014
mercoledì
14,30-16,00
Tornare al lavoro e proseguire l’allattamento si può: suggerimenti pratici e strategie per farlo con serenità anche quando tutto sembra impossibile!

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