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“Si attacca al seno, fa tre o quattro ciucciate e poi cade addormentato”, ti dice la mamma che ti chiama preoccupata al telefono; “Appena nato si è attaccato subito, mi sembrava andasse bene, poi abbiamo dovuto dargli l’aggiunta e adesso, appena si avvicina al seno, anche se molto affamato, dopo pochi attimi dorme”; “Per farlo attaccare mi hanno dato il paracapezzolo, senza non ne vuole sapere del mio seno”.

“ E’ già un furbacchione, ha capito che col biberon il latte scende meglio!”

“Non gli piace il mio latte/il mio seno/ non gli piaccio io”.

Tutte le Consulenti in allattamento  hanno sentito molte volte queste frasi preoccupate nell’esercizio quotidiano della loro professione accanto alle madri che allattano.

Di cosa si tratta?

Tipicamente di un atteggiamento di difficoltà nell’attacco fino al rifiuto del seno in alcuni casi, che sfocia poi con l’addormentamento del bambino.

La caratteristica comune ai neonati che reagiscono in questo modo, nonostante siano anche molto affamati, è l’aver ricevuto integrazioni di latte (di mamma o di formula) con il biberon oppure essersi abituati a utilizzare il paracapezzolo per attaccarsi al seno e poi non riuscire a farlo senza.

Da un punto di vista strettamente scientifico la confusione seno-tettarella (“nipple confusion”) o “preferenza per il biberon” non è provata e, per tale motivo, c’è chi parla anche di mito della confusione.

Chi lavora accanto alle madri per il supporto dell’allattamento,invece, questa confusione si trova ad osservarla anche con una certa frequenza.

E allora proviamo a spiegare come e perché può verificarsi.

In genere questa difficoltà si manifesta nelle prime settimane di vita del bambino e, impegnandosi per risolverla, generalmente diminuisce fino a scomparire nelle settimane successive.

Il palato del neonato è molto sensibile alle stimolazioni proprio per render possibile che quando qualcosa lo stimola, il bambino inizi a succhiare.

La tettarella in silicone o in caucciù, per quanto di foggia “ergonomica”, ha consistenza e una forma differenti rispetto al tessuto morbido e adattabile di seno e capezzolo.

Quando il bambino, per nutrirsi, entra in contatto con un ausilio come questo, riceve uno stimolo sensoriale di un certo tipo- di solito la tettarella risulta essere più dura e grande rispetto a capezzolo e areola- che poi cercherà di ritrovare al momento dell’attacco al seno poprio per attivare il riflesso di suzione. 

In mancanza di questo stimolo “forte”, il bambino attiverà una suzione leggera e superficiale interrompendo presto la poppata; in altri casi, si mostrerà molto confuso e irrequieto, fino al pianto dirotto, nel momento dell’attacco, fino a non riuscire ad attaccarsi.

Se il capezzolo della madre è molto diverso dalla forma della tettarella del paracapezzolo, per esempio nel caso di un capezzolo piatto oppure morbido, questa difficoltà può essere ancora più evidente.

Ma non è detto che non possa manifestarsi anche nel caso di neonati la cui madre ha un capezzolo fibroso e protrattile.

Inoltre la suzione di una tettarella, lunga e stretta, richiede un’apertura della bocca meno ampia e il coinvolgimento di fasce muscolari e nervi differenti rispetto a quelli utilizzati nella poppata.

Anche la modalità di attivazione del flusso inoltre è diversa: dalla tettarella del biberon, con un movimento minimo di schiacciamento con le gengive, il latte fuoriesce in un flusso ottenendo il latte per caduta; per difendersi da questo flusso, il bambino a volte sistema la lingua retraendola nella parte posteriore della bocca replicando poi la medesima posizione della lingua al momento della poppata al seno.

Per ottenere latte al seno, il bambino deve avere una partecipazione attiva nella poppata:attaccandosi al seno, crea un sistema “sigillato” all’interno della sua bocca. La mandibola si alza e si abbassa e la lingua, con un movimento a pistone, crea un vuoto all’interno della bocca (pressione negativa) facendo fluire il latte. Se non si crea la pressione negativa, il latte dal seno non esce.

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Il meccanismo di estrazione del latte dal seno, con il movimento a pistone della lingua del bambino che crea una pressione negativa all'interno della bocca facendo fuoriuscire il latte dal seno. (foto da www.rebeccaglover.com)

Da questi fattori assieme, la confusione.

Dopo qualche tentativo di attacco, il bambino cade addormentato o scoppia in un pianto dirotto: questo atteggiamento non è sinonimo di “furbizia” ma una risposta allo stress dovuta alla frustrazione.

Nessuno può predire se il bambino andrà incontro a questa difficoltà: Alcuni neonati passano senza alcuna difficoltà dalla tettarella al seno, altri faticano molto prima di tornare a fare poppate efficaci.

Il paracapezzolo può creare i medesimi problemi, creando confusione nella coordinazione della suzione, stimolando il seno in maniera inadeguata con conseguente insufficiente produzione di latte, inducendo il bambino ad attaccarsi con una piccola apertura della bocca.

Non è giusto minimizzare  i rischi della confusione seno tettarella  e i genitori hanno il diritto di ricevere un’informazione completa su questi ausili.

Pertanto è importante che:

  •       Sia chiaro che il paracapezzolo non è un ausilio che serve per far attaccare il bambino al seno. Il bambino e la mamma hanno diritto di sperimentare con pazienza il contatto pelle a pelle e le diverde posizioni per allattare, per trovare quella adatta alla propria situazione. A questo scopo a volte servono diversi tentativi. Se vi offrono il paracapezzolo come soluzione, chiedete aiuto paziente per ottenere una poppata senza ausili. Il biological nurturing, ad esempio, ha il magico potere di risolvere molti problemi di attacco e di confusione seno-tettarella. Provare per credere.
  •          I genitori siano informati del fatto che il biberon non è l’unico ausilio per offrire un’integrazione, se necessaria, al neonato.
  •         Dare tempo al bambino, farlo provare, sperimentare, senza fretta: il contatto pelle a pelle agevola i picchi dell’ossitocina e il processo dell’attaccamento
  •          Se necessario, il bambino può essere aiutato a trovare il seno ed attaccarsi con la madre in posizione semi reclinata e spalmando un poco di latte sulla zona di areola e capezzolo
  •    Se è necessario usare il biberon, che sia data la possibilità ai genitori di conoscere la modalità per sostenere il bambino in modo corretto e offrire la bottiglia in modo rispettoso e “amico dell’allattamento”.
  •          Lavorare sul mantenimento della produzione di latte al seno
  •          Aiutare il bambino ad ottenere un attacco in profondità

In caso di confusione seno-tettarella, contattate con fiducia una Consulente professionale in allattamento IBCLC (contatti nel sito www.aicpam.org) che saprà accompagnarti in questo percorso adattando le strategie alla tua situazione personale. 

Bibliografia

k. Wambach, J Riordan, Breastfeeding and human lactation, 5th edition, Jones & Bartlett Publishers, 2014

N. Mohrbacher,  Breastfeeding Made Simple a guide for helping mothers, Hale Publishing, Tx, 2012

     L. Killion Healow, R. Sliter Hugh, Oral Aversion in the Breastfed Neonate 

C. Watson Genna, Tactile Defensiveness and Other Sensory Modulation Difficulties Leaven, Vol. 37 No. 3, June-July 2001, pp. 51-53.

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