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Immagine dal sito www.mami.org

Quest’anno il tema della SAM (Settimana Mondiale dell’Allattamento) che in Italia si celebra nella prima settimana di Ottobre, mi sta particolarmente a cuore: tratta anche di ALLEANZE.

Alleanze che servono per sostenere e proteggere l’allattamento, alleanze indispensabili perché una cultura della normalità metta radici, alleanze necessarie perché l’allattamento sia riconosciuto anche a livello politico e legislativo come diritto, alleanze come concatenazione col tessuto sociale ed economico che gli riconosca la tutela che merita in ambito lavorativo e di assistenza alla famiglia. Tutto questo, e molto, molto altro, ha enormi ricadute sulla società intera.

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                                  dal sito www.mami.org

Sento questo tema in maniera forte perché mi sento ormai testimone vivente di una cultura che sta cambiando, lentamente ma inesorabilmente cambiando.

Quando ho avuto la mia prima figlia, ormai 22 anni fa, ebbi grandissime difficoltà con l’allattamento e altrettanto grandi difficoltà a trovare supporto e informazioni non fantasiose. Il latte materno, pur presentato nella teoria come il migliore alimento (quante volte l’abbiamo sentita questa frase?), vent’anni fa era considerato già in ospedale, e ancor più nel quotidiano, una questione di fortuna e un vezzo della mamma che “desiderava un ritorno alle cose di una volta”. Certo, nessuno si azzardava a dirtelo così direttamente ma era chiaro che ogni intervento per risolvere una difficoltà si trasformava velocemente in una prescrizione di formula lattea.

Aggiungo, sempre parlando della mia esperienza che nei lontani anni 1995/96 (gli anni di nascita delle mie due prime figlie) nelle mie zone non c’erano gruppi in cui avere la possibilità di confrontarsi alla pari con altre madri, men che meno incontri specifici sull’allattamento condotti da professionisti. I social sono apparsi decenni dopo e nel web sull’allattamento il materiale a disposizione dell’utente non sanitario era scarso.

Se eri fortunata allattavi, anche se spesso con l’insidia in agguato del “Basterà?”.

Ciò che vorrei fosse ricordato è che di allattamento si è iniziato e proseguito a parlare ostinatamente grazie a La Leche League e alle sue indomite volontarie che dall’America, dal salotto di casa di una delle sette fondatrici, nel lontano 1956 è partito un movimento potente ed esplosivo che ha sostenuto e tutt’ora sostiene centinaia di migliaia di donne in tutti i continenti negli incontri di gruppo, al telefono, a domicilio.

Le Consulenti de LLL hanno aperto, anzi spalancato, una strada davvero dalla parte delle donne e delle madri, e lo hanno fatto prima di tutto con una formazione seria e scientifica che allora ci si sognava altrove. In Italia la rete delle Consulenti de La Leche League è ormai una realtà solida e riconosciuta nella sua autorità.

Il movimento di informazione e sostegno è nato da donne, da madri, dal basso.

“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di persone coscienziose possa cambiare il mondo. In realtà sono le uniche ad averlo mai fatto” ,affermava Margaret Mead, antropologa.

E questo è quanto è accaduto per l’allattamento. Dalle donne, dai movimenti dal basso la pressione è cresciuta ed è diventata un’onda potente che ha scavato salendo sempre più in alto, fino a restituire a questa pratica la dignità scientifica che le spetta soprattutto presso la comunità sanitaria.

Sentiamo parlare sempre più di evidenze scientifiche, che sono le fondamenta su cui gli operatori sanitari costruiscono il loro impegno, e oggi possiamo dare per scontato che sia così ma, fino almeno a un decennio fa, nei convegni sul parto non si sentiva quasi parlare di allattamento e viceversa. Erano mondi separati, quasi chiusi, direi.

Se potessi in qualche modo rendere una fotografia di quegli anni fa, più di 20, queste sono le prime immagini che vorrei mostrare.

Certo che c’erano anche i posti dove l’allattamento si sosteneva, certo che non era dappertutto così ma, molto più frequentemente, quello che accadeva era che per una madre, o in generale, genitori che avevano bisogno di aiuto concreto dopo la nascita, trovare aiuto era più difficile che arrivare in cima al Monte Bianco.

Perché proprio oggi ripenso a questo?

Perché il tema di quest’anno mi ricorda che da allora, di strada ne è stata fatta, di cose ne sono cambiate. Oggi agli incontri di accompagnamento alla nascita si parla anche di allattamento, ai convegni sulla nascita le ostetriche parlano di allattamento, le informazioni circolano in rete in tempo reale, esiste una rete di associazioni di donne formate che sostengono altre donne alla pari. Il cambiamento è lento, ci sono di sicuro un sacco di cose da migliorare, la disponibilità è a macchia di leopardo sul territorio, ma, di positivo, quante cose sono cambiate e quanto di ciò che abbiamo a disposizione ci sembra normale e un diritto rispetto al passato?

Tutto questo cambiamento lento ma inesorabile è stato reso possibile, lo ripeto, grazie alle alle donne e a chi le ha sostenute, ai movimenti, ai gruppi, da chi non si è arreso al “così è” e ha continuato a chiedere, pretendere, accompagnare, fare piccole modifiche, scrivere, ricercare, resistere, insistere.

E l’onda ha piano piano conquistato i professionisti, figure socio-sanitarie, coinvolto la politica, cambiato persino l’assetto delle stanze negli ospedali con l’avvento ormai assodato dei rooming-in.

Oggi celebro e ringrazio chi ha fatto questo lavoro di goccia cinese in ogni modo, e ci metto dentro anche me, perché in ogni modo, abbiamo camminato AVANTI in questa strada.

Chi ne è testimone lo sa, ci abbiamo creduto, ci siamo impegnate e oggi siamo tanti passi avanti a ieri e nel percorso abbiamo acquisito un sacco di compagni e compagne di viaggio.

Dobbiamo perciò continuare, ostinatamente.

Quest’anno ho parlato di allattamento lungo il nastro di una strada di 21 km, con la maglia creata dall’Associazione La Ninfea di Lonato del Garda

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per farmela avere in apertura della SAM (1 ottobre, giorno della gara) Federica e Antonella si sono fatte in quattro

            20171001 092156 2        IMG 20171005 WA0013 2                                                                                                                 Foto Vera Trogu

In occasione della SAM e celebrarne il tema, l’associazione Ninfea ha lanciato la campagna #insiemesipuò a sostegno dell'allattamento. Le mamme sono state invitate a pubblicare una foto che descrivesse in che modo sono state aiutate nel percorso di allattamento ( hashtag #insiemesipuò #sam2017.). La maglia col logo della SAM sarà la protagonista del Flash mob del 7 ottobre, quando le mamme faranno festa in piazza.

Antonella, Federica, Sara e tante altre donne sono mamme formate e ostetriche che si sono messe insieme, dal 2015, per far funzionare la rete nel territorio, una rete sempre più capillare che lavora per rendere l’allattamento un aspetto normale del nostro vivere, perchè domani i nostri figli non dovranno più leggere nei giornali di madri allontanate da luoghi pubblici perché sorprese ad allattare.

Credo in questo perché sono testimone del fatto che ieri non era considerato scontato ciò che abbiamo oggi.

Allora ecco che domenica ho portato un po’ di latte in una maratona.

Durante il tragitto mi ha chiesto per quale causa corressi (faticosissimo rispondere!), qualche mamma col passeggino a bordo strada ha colto al volo il senso e ha fatto il tifo, al traguardo qualcuno è venuto a fare domande e foto, tra questi alcuni papà e nonni.

Perché in fondo anche allattare e il mondo dell’allattamento possono essere paragonati in qualche modo a una corsa, lenta, tranquilla o grintosa, poco importa ma nello scorrere dei minuti provi quello che una madre può sentire nei mesi e negli anni di allattamento;

entusiasmo ed energia che ti spingono a sentire che puoi fare ancora tanti altri chilometri, incoraggiamenti da chi meno te li saresti aspettati, orgoglio di appartenere a un’onda, a volte sarcasmo e fraintendimento, in altri momenti la fatica e la tentazione di fermarti, la forza di volare quando ci sono il sostegno e il tifo per te, sudore, immensa gioia, stanchezza e poi adrenalina a mille, senso di appartenenza, voglia di arrivare insieme.

Allattare è normale ma non è sempre facile e scontato e come in tutte le cose normali della vita, ciò che è bello splende anche grazie ai momenti scuri, che vanno riconosciuti per ciò che sono.

A volte si è soli, più spesso insieme. E’ così per le mamme ed è altrettanto per chi sostiene.

La mia idea è che adesso serva anche uscire dal nostro “guscio”, sfondare la bolla in cui ci sentiamo protette e ci rifugiamo per ripararci dalle critiche e per riprendere fiato e, infine, portare l’allattamento dappertutto, anche nei posti più insoliti.

Quale posto insolito vi viene in mente o avete a portata di mano?

Pensateci, pensiamoci, e gettiamo qualche semino in più.

Tagliamo un altro traguardo, insieme. E senza tifo lungo il percorso, l’arrivo è più triste.

In ultimo, ma non ultimo, ringrazio la mia amica Vera Trogu, dell’Amatori Podistica Terni, che si è generosamente lanciata nel tifo lungo il tragitto regalandomi anche le splendide foto che potete ammirare.

Un altro anello della catena calda dell’allattamento.

Facciamola lunga questa catena e portiamola ovunque perché poter allattare riguarda tutti.IMG 20171001 WA0008

Foto Vera Trogu

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