Condividi questa pagina:

RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
Twitter

FINCHÉ C'È "TIGNA" C'È SPERANZA

(NELL'INTERCALARE UMBRO, "AVERE TIGNA" STA A SIGNIFICARE NON DARSI PER VINTI, AVERE UN'OSTINATA DETERMINAZIONE. IL TITOLO SCELTO DALLA PROTAGONISTA DI QUESTA STORIA, È QUANTO MAI RAPPRESENTATIVO DEI FATTI!)

Nella domenica della Settimana Mondiale dell’Allattamento (SAM) 2016, mamma Monica ci regala il racconto dell’esperienza dei suoi allattamenti. Come in tutte le cose significative della vita, anche l’allattamento può presentare delle sfide; nel caso di Monica, di sfide ce ne sono state, eccome! Quì leggerete di paracapezzoli, dolori, frenulo corto, alimentazione con bicchierino, massaggi alla lingua e altro ancora. Nonostante questo, Monica ha saputo trasformare dubbi e difficoltà in due straordinarie vittorie.

Ringrazio Monica e i suoi due bimbi perché le sue parole potranno essere di sostegno ad altre mamme che potranno ritrovarsi in alcune situazioni, perché in questo percorso, ricco di emozioni, sappiano che, un passo alla volta, si può camminare.

E a Monica i nostri complimenti per come ha volato sopra gli ostacoli per poi diventare attiva sostenitrice dell’allattamento, da mamma peer counsellor.

Buona felice prosecuzione di allattamento!


Quando mi hai chiesto di scrivere del mio allattamento, ho subito pensato “Di quale, del primo o del secondo?” poi in effetti, pensandoci bene , il mio allattamento è uno, e vede protagonisti entrambi i miei cuccioli e dura ormai tre anni e mezzo.

Quando aspettavo Gioele la mia unica e grande preoccupazione è sempre stata quella di non riuscire ad allattarlo, memore dei racconti di tante donne, compresa mia madre, che come per magia non hanno avuto latte. Ho sempre avuto un seno ingombrante e l’ho sempre visto come un impedimento in tutto e non capivo perché in questo avrebbe dovuto invece essermi alleato. Durante la gravidanza le mie uniche domande al corso preparto (lo specifico era un corso privato) erano rivolte a capire come gestire i capezzoli introflessi, come capire se il bimbo stesse attaccandosi in maniera corretta, se avesse a disposizione latte a sufficienza…domande che non hanno mai trovato altra risposta se non quella “Tesoro, quando si presenterà il problema lo affronteremo!” . La nascita è arrivata, Gioele me lo hanno messo in braccio e io non sapevo cosa farci… tutta ‘sta roba un bimbo così piccino come fa a gestirla?!?! Puntuale come un orologio svizzero si è presentato “il problema da affrontare” , lui che si attaccava a fatica, io che piangevo ad ogni poppata per il dolore tremendo che sentivo e le “splendide” signore del reparto che mi hanno consigliato il paracapezzoli. Io felice come una bambina a natale chiamo mio marito e lo spedisco a comprare paracapezzoli e ciuccio così da essere super armata contro il nemico. Mi dimettono dopo 2 gg dal parto perché stiamo benone (lui che ciucciava col paracapezzoli e io col seno mangiato che rabbrividivo all’idea della poppata che si avvicinava)ma prima di andare a casa mi fermo in una farmacia a prendere latte formulato su consiglio di qualcuno più informato di me così da avere un po’ di respiro col dolore…

L’indomani mattina mi svegliai con seno turgido e dolorante senza sapere cosa avessi (ah quella strana cosa chiamata montata!!! :D) e il piccolo si agitava tantissimo così subito mille paranoie che si sommavano alle altre “non ho latte” “ne ho poco” “non son capace” “il bimbo sta male” ecc…

La mia situazione è andata avanti così per il primi tre mesi finquando non ho avuto la fortuna di essere consigliata da un’amica a contattare chi nel giro di tre ore a casa è riuscita a farmi capire come attaccare Gioele senza quel maledettissimo pezzo di plastica… da lì quel 27 maggio 2013 la mia storia di allattamento ha inizio perché è da lì che ho iniziato a godere di questo meraviglioso regalo che la natura ci ha fatto….

Circa un anno e mezzo più tardi scopro di avere una sorpresa nella mia pancia e mentre Gioele se la godeva con la sua amata tetta Leo nuotava nel mio ventre… hanno condiviso la loro mamma in questo miscuglio fantastico di coccole per i primi 5 mesi di gravidanza dopo di che Gioele con tutto il mio più grande stupore nel giro di una settimana, a 22 mesi, mi dice “Mamma, quetto latte no piace pù.Batta io sono grande, adesso lo lascio a Leo”.

E così ha inizio dopo pochi mesi l’esperienza con Leonardo… dopo due secondi che ce lo avevo in braccio ha subito cercato il seno e appena attaccato ho subito capito che c’era qualcosa che non andava ma stavolta ho giocato d’anticipo venendo subito a cercarti per capire cosa stessi sbagliando… al primo incontro abbiamo capito che era la sua lingua ad essere il problema stavolta “frenulo corto posteriore”… che fortuna!!!Due su due mica è da tutti riuscire a fare amplein con un avvio allattamento disastroso!!! Ho passato i primi 20 giorni tra spremitura, tiralatte, siringa per somministrarlo, finger feder, bicchierini, tazzine, massaggini alla bocca, massaggini alla linguetta, tette al vento , vasospasmo, paracapezzoli (stavolta con cognizione di causa) insomma mi mancava il demone DAS e poi forse le avevo provate tutte… tutti che mi dicevano ma chi te lo fa fare? Ma che senso ha soffrire così? E io che ho proseguito per la mia strada fino ad arrivare a Spoleto per far tagliare il frenulo… mi son detta è fatta! Ormai me la godo visto che il problema è risolto e invece no Monica devi continuare a stare in allerta!!! Ma c’è solo il 2% della probabilità che il frenulo si possa cicatrizzare nel punto dell’incisione dai non disperare il 2% è davvero pochissimo … ehm devo aggiungere altro?!? Seconda incisione a distanza di 2 settimane dalla prima perché io il 2% me lo son portata a casa….

Risolta questa matassa però il grande ha iniziato a chiedermi se avevo più” la bua al seno”, se il latte lo poteva assaggiare anche lui quello dei piccoli e dai primi di giugno dello scorso anno si son divisi di nuovo per alcuni mesi la loro mamma….

Ora hanno 3 anni e mezzo e 1 anno e mezzo il grande non cerca più il latte dei piccoli ma il piccolo adora stare tra le braccia di mamma a godersi la sua amata tetta…. Io sono diventata peer grazie a te; sono la mamma più felice del mondo perché li vedo forti, sereni,vivaci, bisognosi di contatto e so che tutto quello che ho passato lo rifarei altre 1000 volte perché tutto quel che vedo è il compenso più appagante che potessi riceve in cambio.

Tutto questo grazie al nostro angelo custode che mai ammetterà di aver fatto chissaché ma che ci ha permesso di vivere l’esperienza più bella di questo mondo.

Grazie.

Monica.