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PARACAPEZZOLO, COME ME NE SONO LIBERATA!

Ricevo e pubblico volentieri la storia di Gianna, una mamma che mi ha contattata tramite il blog dove aveva letto l’articolo sui rischi del paracapezzolo e che desiderava condividere con lettrici e lettori una modalità che è stata efficace nel suo caso per aiutare il suo bimbo a farne a meno nell’attacco.

Grazie mamma Gianna


Subito dopo il parto, mio figlio viene messo sul mio petto, la sua pelle contro la mia, e lasciato in quella posizione a contatto con me per più di un’ora. Nel giro di appena mezz’ora, trova il seno e inizia a poppare ed io lo guardo sbalordita e commossa. Due giorni dopo mi ritrovo con la febbre molto alta a causa di un’infezione. Il pediatra dell’ospedale, per precauzione, mi impone di interrompere l’allattamento fino al responso degli esami per stabilire il tipo di infezione. Io mi oppongo, perché temo che il biberon possa interferire con un allattamento che, invece, ha l’aria di iniziare proprio bene. Ma la mia protesta non serve a nulla, anche perché sono stesa a letto con 40 di febbre. Così, per due giorni, mio figlio prende il biberon ed io mi tiro il latte per stimolare la montata. Una volta appurato che si tratta di una banale infezione urinaria, mi viene permesso nuovamente di allattare, ma lui non si attacca più, non ne è più capace. Il latte è tantissimo, ma lui si limita a leccare come un micetto quello che sgorga dal seno. Ne sono tristissima, mi dico che avrei dovuto essere più ferma e oppormi con più decisione, ma ormai è fatta. In ospedale, mi viene consigliato il paracapezzolo in silicone, che io, ingenuamente, accetto e inizio a usare. Lui si attacca subito e così mangia e prende peso regolarmente. Dico ingenuamente, perché nessuno mi ha spiegato che in certi casi è molto, molto difficile liberarsene… Infatti non c’è verso, cerco su internet, le provo tutte, ma niente sembra funzionare. Sono frustrata perché, se provo a togliere il paracapezzolo , mio figlio si arrabbia e rifiuta il seno. Questa ricerca mi rende sempre più consapevole, pero’ del fatto che non sono l’unica ad avere questo problema. Nessuno mi prende veramente sul serio quando chiedo aiuto a ostetriche o puericultrici o anche quando ne parlo con le amiche. Vado persino ad un riunione della Leche League, per sentirmi dire che devo crederci e insieme ce la faremo. Insomma, incoraggiamenti, ma nessuna soluzione e intanto i mesi passano ed io sono sempre lì con quel coso di silicone appresso perché se lo dimentico è una tragedia! E poi un giorno, dopo 3 mesi di tentativi vani, una santa ostetrica, non solo mi prende sul serio, ma mi da la soluzione che ha funzionato al primo colpo! Mi consiglia di tirare un po’ del mio latte (basta anche spremerne un po’ con le mani) e poi di mettermi sul letto a torso nudo, in posizione semisdraiata (chaimata Biological Nurturing, in pratica è la posizione classica dopo il parto), cospargere il petto e lo sterno con il mio latte e infine mettere il bimbo nudo su di me (con pannolino ovviamente..) con la testa all’altezza del mio sterno. Mi assicura che, lasciandolo fare, piano piano si dirigerà verso il seno da solo e lo prenderà correttamente, proprio come la prima volta appena nato. Naturalmente, è indispensabile scegliere un momento in cui il bambino è calmo, un po’ affamato ma non troppo. Ebbene, ha funzionato al primo colpo e di li’ a una settimana ho buttato il paracapezzolo di silicone! Bisogna tenere conto del fatto che il bimbo potrebbe essere turbato inizialmente da questo cambiamento. Nel mio caso ci sono volute un paio di settimane in cui mio figlio chiedeva il seno continuamente ed era un po’ stressato. Aveva assunto un comportamento simile ad uno scatto di crescita. Io ho agito in questo modo : gli proponevo il seno senza paracapezzolo, che ormai era in grado di prendere, ma appena lo vedevo stressato, lo rimettevo. Dopo due settimane ho buttato il paracapezzolo e da allora non ho avuto mai nessun dolore o ragadi, è stata tutta discesa! Spero con questa storia di essere stata utile a qualche mamma con la mia stessa difficoltà e con un bimbo un po’ testone come il mio per il quale le soluzioni classiche non sono bastate!

GIANNA